
Il 25 marzo 1952 è una data impressa nella memoria di Mignano Monte Lungo e dell’Italia intera. Si scrive, infatti, una delle pagine più drammatiche della storia italiana nell’ambito della sicurezza sul lavoro. Quarantadue gli operai morti dentro una galleria in costruzione sotto il Monte Cesima mentre si lavorava per l’ampliamento di un tunnel per la realizzazione di un’opera idroelettrica della Società Meridionale Elettricità.
In quegli anni il Paese era ancora impegnato nella ricostruzione del dopoguerra e le grandi opere erano considerate acceleratore per la modernizzazione.
A Cannavinelle (Caserta) era prevista questa grande infrastruttura con un cantiere che impegnava decine di operai provenienti da diversi Comuni del Sud Italia. Alle 11.16 una forte esplosione durante le operazioni di brillamento faceva crollare parte della galleria che diventava una trappola da cui non si poteva più uscire. Il boato di 60 kg di antonite era avvertito a chilometri di distanza e i soccorritori subito arrivavano trovandosi dinanzi a una scena devastante. Quarantadue i morti: il più vecchio di quarantotto anni e il più giovane di ventuno. Un numero impressionante di vittime per un singolo incidente sul lavoro.
Diverse le ricostruzioni ipotizzate sull’accaduto. Alcuni parlavano di errori durante la procedura di innesco, altri ancora di mancata evacuazione completa della galleria, di insufficiente controllo dei materiali esplosivi, di carenze organizzative e di supervisione.
La tragedia colpiva duramente il territorio e l’intero Paese riaccendendo il dibattito su uno dei temi cruciali del diritto del lavoro ovvero la sicurezza. Sindacati, stampa e parlamentari denunciavano la precarietà delle condizioni lavorative e la necessità di una nuova legislazione sulla materia più severa e adatta a tutelare le esigenze concrete dei lavoratori.
Negli anni Cinquanta, infatti, non esisteva un corpus organico in materia di sicurezza sul lavoro. Bisognerà attendere il 1970 e la legge n. 300 del 20 maggio (Statuto dei lavoratori) per il riconoscimento dei primi diritti collettivi.
Successivamente, il D.Lgs 19 settembre 1994, n. 626, entrato in vigore il 24 novembre 1994, di recepimento della direttiva 89/391/CEE introduceva concetti fondamentali in tema di sicurezza sul lavoro e tutela del lavoratore come la valutazione dei rischi (risk assesment) e l’obbligo per il datore di adozione di misure preventive e protettive proprio per ridurre al minimo la possibilità di incidenti e infortuni.
Solo con il D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81 l’ordinamento si dota di una disciplina organica in materia di sicurezza sul lavoro attraverso un testo unico che coordina e riordina la disciplina esistente garantendo al lavoratore uniformità di tutela sull’intero territorio nazionale.
L’importanza dell’esistenza di una normativa chiara e univoca in tale ambito è rappresentata proprio dal caso di Cannavinelle, emblematico dei pericoli che può creare un vuoto legislativo in un’epoca in cui la sicurezza sul lavoro non era ancora percepita come una priorità.
Bisogna, però, sottolineare come la sicurezza sul lavoro non è solo un insieme di norme, una questione solo giuridica, ma culturale. Essa richiede, infatti, formazione continua, trasparenza dei rischi, responsabilità condivisa tra imprese, lavoratori e istituzioni, tecnologie che supportano la prevenzione.
Cannavinelle, infatti, purtroppo, non costituisce un episodio isolato nella storia italiana. Le morti sul lavoro, definite come “morti bianche” per l’assenza apparente di un colpevole, costituiscono un problema ancora attuale nel nostro Paese. “Tragedie silenziose”, come le definisce la stampa, che spezzano vite, famiglie e logorano intere comunità.
Secondo i dati forniti dall’Inail nel 2023 si sono registrate 1.041 denunce di morti sul lavoro, pari a quasi tre vittime al giorno. Sebbene si registra un lieve calo rispetto all’anno precedente (–4,5%), il numero resta comunque elevato e indice di un problema strutturale dovuto a frammentazioni di responsabilità, insufficienza di controlli ispettivi, uso improprio o assenza di dispositivi di sicurezza, mancata formazione, pressioni produttive.
Tali dati dimostrano come la cultura della prevenzione è ancora da consolidare. La tragedia di Cannavinelle del 1952 con la morte di quarantadue operai funge da monito per l’importanza della sicurezza sul lavoro ricordandoci come la prevenzione non deve darsi mai per acquisita una volta per tutte, ma va vigilata e monitorata rappresentando un impegno collettivo e una responsabilità solidale. ![]()
[*] In servizio presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, DG Politiche Previdenziali e Assicurative, Divisione I. Le considerazioni contenute nel presente articolo sono frutto esclusivo del pensiero dell’autrice e non hanno in alcun modo carattere impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza.
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