Anno XIV - n° 75

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Maggio/Giugno 2026

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Anno XIV - n° 75

Maggio/Giugno 2026

Come è cambiato il lavoro a San Marino e il ruolo dei frontalieri


di Stefano Ciacci [*]

Stefano Ciacci 75

Il lavoro transfrontaliero tra Italia e San Marino racconta forse meglio di qualunque altro fenomeno l’evoluzione del mercato del lavoro sammarinese negli ultimi vent’anni. Per lungo tempo la Repubblica ha costruito il proprio sistema occupazionale attorno a un principio molto preciso: la priorità assoluta ai lavoratori sammarinesi e residenti. Il frontaliero rappresentava una necessità produttiva, ma doveva rimanere subordinato alla tutela dell’occupazione interna.

Questa impostazione emergeva chiaramente già nel Decreto Delegato n. 169 del 2005, in una fase storica molto diversa da quella attuale. All’epoca, per assumere un lavoratore non iscritto alle liste di avviamento, le imprese erano obbligate a verificare preventivamente la presenza di lavoratori sammarinesi disponibili e persino a effettuare colloqui con i candidati presenti nelle liste. Solo in assenza di professionalità reperibili internamente era possibile procedere con l’assunzione di un transfrontaliero. Era una visione fortemente amministrata del mercato del lavoro, nella quale lo Stato svolgeva un ruolo di controllo e filtro rispetto all’ingresso della manodopera oltreconfine.

Quel modello rifletteva una precisa filosofia politica ed economica: proteggere il lavoro interno in una fase in cui la disoccupazione rappresentava ancora un elemento di preoccupazione e il sistema economico sammarinese risultava meno integrato rispetto ai mercati internazionali di oggi.

Negli anni successivi, però, l’economia della Repubblica è cambiata profondamente. Le imprese hanno iniziato a confrontarsi con esigenze nuove, con una crescente necessità di reperire competenze specializzate e con un mercato sempre più aperto e competitivo. Parallelamente, il numero dei frontalieri ha continuato a crescere, diventando una componente strutturale dell’economia sammarinese, soprattutto nell’industria, nei servizi, nell’edilizia, nel commercio e nelle professioni tecniche.

La prima vera svolta arriva nel 2017 con la Legge n. 115. È qui che cambia l’impostazione del sistema. Le rigidità precedenti vengono fortemente attenuate e il mercato del lavoro sammarinese si avvicina a un modello molto più flessibile. La priorità assoluta dei lavoratori iscritti perde progressivamente centralità e le imprese ottengono maggiore libertà nella ricerca delle professionalità necessarie.

Rimane però un elemento di compensazione: il contributo aggiuntivo del 4,5% sulla retribuzione imponibile previdenziale per i lavoratori frontalieri. Una misura che rappresentava una sorta di equilibrio tra apertura del mercato e tutela del sistema occupazionale interno, evitando una liberalizzazione totale immediata.

Ma è soprattutto con la Legge 164 del 2022 che si completa il cambio di paradigma. La riforma nasce infatti in un contesto completamente diverso rispetto a quello del 2005: la disoccupazione sammarinese si è drasticamente ridotta, molte imprese faticano a trovare personale e il problema principale non è più difendere il lavoro interno dalla concorrenza esterna, bensì reperire lavoratori e competenze sufficienti per sostenere la crescita economica.

La legge supera ulteriormente molte barriere burocratiche e culturali del passato. Il frontaliero non viene più visto come una figura eccezionale da autorizzare solo in casi residuali, ma come una componente fisiologica del sistema produttivo sammarinese. Cambia proprio la filosofia di fondo: non più un mercato del lavoro chiuso e difensivo, ma un sistema che punta a essere attrattivo, dinamico e competitivo. La salvaguardia individuata dalla riforma resta comunque il livello della disoccupazione interna. Pur avendo superato l’impostazione fortemente restrittiva del passato, il sistema mantiene infatti un meccanismo di tutela che consente di intervenire qualora emergano squilibri nel mercato del lavoro sammarinese. In presenza di determinati indicatori, come un aumento della disoccupazione interna o un numero elevato di lavoratori iscritti alle Liste di Avviamento in specifici settori professionali, potrebbe essere prevista la sospensione delle assunzioni nominative di lavoratori non iscritti o non iscrivibili alle liste stesse. Una sorta di valvola di sicurezza che permette di preservare l’equilibrio raggiunto: apertura e maggiore flessibilità per rispondere alle esigenze delle imprese, ma mantenendo al centro la tutela dell’occupazione interna.

Anche i dati degli ultimi anni mostrano chiaramente questa trasformazione. L’aumento dei frontalieri è andato di pari passo con la riduzione della disoccupazione interna, segno che il mercato sammarinese non sta sostituendo lavoratori residenti con lavoratori oltreconfine, ma sta vivendo una fase di espansione nella quale il fabbisogno occupazionale supera la disponibilità interna di forza lavoro.

Infatti, L’ufficio Nazionale di Statistica della Repubblica di San Marino, mostra in maniera evidente l’evoluzione dell’occupazione dei frontalieri; dal 2016 da 5.252 (3.794 maschi e 1.458 femmine), al 2026 la quota raggiunge 8.784 (5.892 maschi e 2.892 femmine), un incremento in tutti i settori: dirigenti e assimilabili, responsabili ed esperti di settore, impiegati specializzati e tecnici, impiegati operativi, operai caporeparto, operai specializzati e tecnici, operai qualificati, operai generici e commessi ed altro. Solo da marzo 2023 a marzo 2026 sono aumentati con un +1.435 in 3 anni.

Questo processo si inserisce inoltre nel più ampio percorso di avvicinamento della Repubblica all’Europa. Con l’Accordo di Associazione UE, il principio della libera circolazione delle competenze e della trasparenza del mercato del lavoro sarà inevitabilmente sempre più centrale. Anche strumenti europei come EURES contribuiranno a questo cambiamento, consentendo una maggiore pubblicità delle offerte di lavoro e un’integrazione sempre più forte del mercato occupazionale sammarinese con quello europeo.

In prospettiva, il principio della priorità territoriale rischia quindi di perdere progressivamente rilevanza rispetto alla capacità di attrarre professionalità, competenze e capitale umano qualificato. La vera sfida non sarà più limitare l’ingresso dei frontalieri, ma rendere San Marino sufficientemente competitivo da attrarre lavoratori in un contesto europeo sempre più aperto.

Il lavoro frontaliero, dunque, non rappresenta più soltanto una questione occupazionale o amministrativa. È diventato il simbolo della trasformazione economica, culturale e politica della Repubblica di San Marino: dal controllo amministrativo del mercato del lavoro a un modello sempre più integrato, aperto e orientato alla competitività internazionale. Quadrato Rosso

[*] Consulente del Lavoro e Segretario Particolare dell’attuale Ministro per il Lavoro della Repubblica di San Marino

Scarica il PDF dell’articolo

© 2013-2022 - Fondazione Prof. Massimo D'Antona