
Chi scrive è stato sempre convinto che il vero dialogo sociale – quello tra soggetti che, per parte datoriale o parte sindacale, siano realmente rappresentativi di interessi collettivi – possa essere difficile e a tratti anche aspro, ma foriero di buoni risultati.
Nelle scorse settimane si è avviata finalmente la discussione – fra le tre grandi confederazioni sindacali e in contemporanea tra ben quattordici associazioni datoriali – che ha prodotto due distinte piattaforme, con un obiettivo comune: rimettere al centro della discussione del Paese il confronto tra soggetti rappresentativi, per arrivare a un nuovo accordo complessivo sulla rappresentatività, sulle relazioni industriali e sul modello di contrattazione che ne deriva.
Sul versante sindacale, senza voler analizzare i vari punti del documento, si può evidenziare che, pur restando fermi i due livelli di contrattazione (nazionale e decentrata), l’elemento principale sembra essere l’effettiva rappresentatività dei soggetti sindacali contraenti, misurata attraverso la combinazione tra dato associativo (numero degli iscritti alla sigla) e dato elettorale (ossia il numero dei voti ottenuti in sede di rinnovo delle rappresentanze sindacali), con l’obiettivo di estendere le elezioni delle RSU – modello ormai consolidato con successo nell’ambito del pubblico impiego, proprio grazie al prof. D’Antona – ai settori privati in cui non sono ancora state realizzate.
Il medesimo elemento, dell’effettiva rappresentatività, è presente anche nella piattaforma elaborata in ambito datoriale. Essa si concentra su indicatori quantitativi (il numero dei dipendenti che vede regolato il proprio rapporto dalla contrattazione nel settore) e qualitativi (la presenza storica e continuativa dell’associazione, la partecipazione a organismi di rappresentanza europea riconosciuti nell’ambito del Comitato Economico e Sociale Europeo, la presenza all’interno del proprio sistema di contrattazione collettiva di istituti volti a disciplinare forme di welfare contrattuale integrativo).
A seguito di questo, un primo incontro si è svolto nei giorni scorsi e altri sono stati già calendarizzati nel mese di settembre, con l’auspicabile obiettivo di arrivare al più presto a un primo accordo quadro.
Ulteriore tassello – istituzionale – che si lega al percorso sociale, è l’accordo tra il CNEL e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per la creazione di un archivio digitale - all’interno del CNEL - di tutti gli accordi e contratti collettivi aziendali e territoriali depositati presso il Ministero. In questo modo, presso il CNEL potranno risultare sia accordi e contratti collettivi nazionali/di primo livello, che gli accordi decentrati/di secondo livello.
Il quadro regolatorio sembra chiudersi sul punto, con la proposta di parte sindacale che prevede l’obbligo, per tutti i CCNL, di indicare il proprio campo di applicazione e la corrispondenza con i codici ATECO di riferimento. Se tale proposta – come si spera – sarà inserita nell’Accordo Quadro finale, il risultato sarà dare finalmente un primo vero stop alla contrattazione pirata e alla concorrenza sleale da parte di soggetti – che siano di parte sindacale o datoriale – privi di una reale rappresentatività e ridurre ulteriormente il numero complessivo dei CCNL.
Intendiamoci: per ora si tratta solo di tessere di un mosaico che dovrà ancora trovare la sua complessiva composizione, che prevede – elemento di indubbio rilievo – anche la definizione degli elementi utili a definire e individuare il Trattamento Economico Complessivo, elemento normativo introdotto di recente per inquadrare il cd. "salario giusto”.
La strada è lunga e i risultati nient’affatto scontati, ma le premesse per un buon avvio sembrano esserci tutte.
Allora, buon lavoro alle/ai componenti il tavolo di discussione. ![]()
[*] Presidente della Fondazione Prof. Massimo D’Antona ETS.
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